martedì 30 giugno 2020

Per quelli che ...il parco c'è sempre stato 1


MADONNETTA PERCHE'

E' previsto che i luoghi siano solo cose…senza affetto...e che il destino dei luoghi sia condizionato dall'inefficienza delle istituzioni e dall'indifferenza dei più…
Fortunatamente alcuni luoghi hanno un'anima e l'anima sopravvivrà' nonostante tutto”
Parco della Madonnetta e perché della Madonnetta?
Era dal 1969 che vivevo ad Acilia e quel terreno che degradava dalla Via di Acilia verso il mare era stato sempre un mistero. Un’enorme lingua verde senza piante lunga 1.200 metri e larga 200 metri con un casale diroccato schiacciato da un pino piegato dal vento, il casale del pastore, le pecore e tanto mistero su come si fosse salvato fino ad allora dall’abusivismo dilagante. Madonnetta perché, come scoprii in seguito, in quel terreno si narrava esistesse un tempio pagano oppure per la statuetta custodita nella teca giù verso Macchia Saponara.

17 ettari a verde pubblico, 3000 metri quadri da costruire e come li manterremo 21 ettari di verde. C’è, qualcosa che non quadra. Troppo verde, poca cubatura. In 4 ettari di verde profit quanti campi da tennis o di calcetto c’entrano?” rimuginavo sempre più impaurito.
Babbo, non ce la faremo mai. Troppi oneri.” dicevo.
Stai tranquillo. La studiamo bene. Ce la faremo” con queste parole mio padre cercava di rassicurarmi.
C’era qualcosa che non mi quadrava ma nello stesso tempo pensavo che un’occasione così non mi sarebbe mai più capitata. E in più non è che mi fidassi troppo del Comune che aveva promesso di liberare il terreno dal pastore.
Noi stavamo rifacendo i progetti lavorando come dei pazzi. Ogni settimana andavamo nelle Marche da Marco, il geometra, ma il pastore era ancora lì e una volta, insieme a mio padre, mentre facevamo un giro nella parte alta del terreno che sembrava avesse abbandonato, ci beccammo anche una schioppettata poi raggiungemmo un accordo col pastore intanto che il comune decideva sul da farsi.

Il progetto è pronto” dissi a Mastrangelo “ma che facciamo col pastore?”
La grande concessione di Satgia fu quella di permetterci di posizionare una casetta sul fronte di Via di Acilia poiché le pecore non arrivavano mai fino lì.
Lo facemmo costruendocela da soli. Una casetta in legno di pochi metri quadri con lo scheletro in tubi innocenti che mio padre e Marcello, un nostro amico, costruirono dal nulla in pochi giorni. Non appena finita la costruzione facemmo fare uno striscione che già prefigurava ciò che stavamo iniziando a fare. “20 ettari di verde” c’era scritto…ne mancava uno.
Dovemmo anche far rimuovere un container che serviva da ufficio vendite di una cooperativa che stava costruendo davanti al parco che si trovava su Via di Acilia.
E cominciammo ad aspettare, cosa che poi accadde sempre più spesso, le decisioni del comune. Ci avevano intanto comunicato che l’altro Punto Verde che ci eravamo aggiudicati aveva dei problemi di esproprio e quindi cominciavamo a temere che, vista la situazione col pastore, potessero esserci dei seri problemi anche a Madonnetta.
Il progetto è pronto” dissi ancora a Mastrangelo “ma il pastore non ha nessuna voglia di andare via. Accampa dei diritti nei confronti del comune e tanta gente è schierata con lui.” E ancora “sapessi quanti tecnici del comune vengono a prendere l’agnello a Pasqua” Mastrangelo mi guardò storto e questo poi accadde tante altre volte quando dicevo verità che non voleva ascoltare.
Organizziamo uno sgombero” disse chiamando Volpe, l'Architetto Volpe – secondo di Mastrangelo -  con il quale poi ebbi un bel “problema”, per comunicargli la decisione e Volpe disse “si …e quando lo leviamo da lì
Si provò a sgomberarlo una volta e poi un’altra volta ma con nessun successo. Avvocati, ricorsi, troupe televisive, cittadini infuriati contro di noi.
Ecco una diffida al comune” dissi posandola pesantemente sulla scrivania di Mastrangelo” fate qualcosa oppure sarò costretto a fare causa”
Va bene” rispose Mastrangelo “facciamo questo sgombero sul serio ma ti chiedo un piacere. Dovresti dire a tuo padre se si può interessare per trovare un acquirente per le 200 pecore. Io posso risolvere per il pastore ma non possiamo rischiare che per le pecore salti tutto”
Va bene” risposi e chiamai il vecchio.
Era una bella mattina e poteva essere quella giusta. Lungo Via di Macchia Saponara uno dopo l’altro arrivarono tutti. 2 macchine della polizia, 3 macchine di vigili urbani, l’ambulanza, 3 macchine del comune e alla fine anche il camion per portare via le pecore. Agostino, il pastore, stava lì come le altre 2 volte seduto su una sedia e incatenato al cancello. Tutto era pronto per un epilogo già scritto. Quando arrivò Mastrangelo con l’impegno da parte del Comune di corrispondere un indennizzo di 200.000.000 di lire per il pastore l’aria si rasserenò. In maniera molto sbrigativa Mastrangelo si mise a scrivere un verbale sul cofano della 127 di mio padre invitando poi, ad accordo firmato, Agostino a contrattare velocemente il prezzo per le pecore. Mio padre aveva già organizzato tutto e la contrattazione fu una formalità. Dopo poco vedemmo salire le pecore sul camion con destinazione Visso, tutte meno 5 che volle comprare mio padre e che trovammo sgozzate dopo una settimana.
Ce l’avevamo fatta. Si poteva cominciare. Quello fu solo il primo di una interminabile serie di inizi.


Nessun commento:

Andrea Ciabocco "Vi racconto come è stato ucciso un bel sogno" - Il Quotidiano del Litorale

http://www.ilquotidianodellitorale.it/parco-della-madonnetta-andrea-ciabocco-vi-racconto-ucciso-un-bel-sogno-video/