venerdì 28 dicembre 2012

28/12/2012 - COMUNICATO STAMPA CONSIGLIERE MASSIMO INCHES (CAPO GRUPPO LA DESTRA II MUNICIPIO): PUNTI VERDI QUALITA’ - LA PROCURA FACCIA PERIZIARE SUBITO I LAVORI ESEGUITI DAI GESTORI E SAPREMO CHI HA BARATO


COMUNICATO STAMPA
CONSIGLIERE MASSIMO INCHES (CAPO GRUPPO LA DESTRA II MUNICIPIO):  PUNTI VERDI QUALITA’ - LA PROCURA FACCIA PERIZIARE SUBITO I LAVORI ESEGUITI DAI GESTORI E SAPREMO CHI HA BARATO

Quanto si sta abbattendo su Roma Capitale e noi cittadini, potrebbe diventare una stangata dalla portata fuori controllo. Nel 1996 erano state assegnate 63 aree verdi comunali a privati, per la realizzazione di centri sportivi polifunzionali; per l’esecuzione delle opere il Comune di Roma  sottoscrisse alle banche nel 2006 e nel 2009 fidejussioni per 400 milioni di €uro, garantendo i finanziamenti per i gestori. A tutt’oggi i centri polifunzionali realizzati sono solo 17,  per 4 dei quali sono già state revocate le concessioni per morosità, e Roma Capitale ha versato  11,5 milioni di €uro alle banche, per i primi due mutui non pagati. Di questo passo si abbatterà sulla nostra Città la più grande stangata degli ultimi anni, con cifre da capogiro, che il Comune di Roma non è ancora in grado di quantificare, specialmente dopo la sostituzione della responsabile dell’ufficio Punti Verde Qualità Polifunzionali. Altra batosta avverrà con la gestione dei centri sportivi revocati ai privati, quando il Comune dovrà accollarsi anche la manutenzione di aree immense e centinaia di addetti, senza averne né risorse né l’organizzazione. Lo dichiara Massimo Inches, consigliere del II Municipio ed ex funzionario della polizia municipale. Per poter contenere i danni, sarebbe opportuno che la Procura di Roma facesse fare una perizia sui lavori effettivamente eseguiti in tutti i Punti Verde Qualità, a spese dei gestori, ed accertare chi si è approfittato dei finanziamenti garantiti dal Comune, incassando somme doppie e triple del dovuto, con false certificazioni e fatture gonfiate, distinguendo gli imprenditori onesti, in difficoltà per la crisi generale, rinegoziando a lungo termine i loro mutui. In questo modo si darebbe  una forte spinta alle indagini penali in atto, scaturite anche dalle mie denunce, accertando anche se i due funzionari comunali già arrestati lo scorso Marzo abbiano potuto fare tutto da soli, o vi siano altri responsabili nella Pubblica Amministrazione, che potrebbero aver collaborato nelle  commissioni di vigilanza, alla sottoscrizione di falsi stati di avanzamento di lavori,  consentendo alle banche le erogazioni dei finanziamenti per opere mai realizzate o di gran lunga inferiori alla realtà. La politica in questo momento ha il dovere d‘intervenire, prendere posizione contro il malaffare,  avere il coraggio di battersi al fianco della magistratura ed esporsi anche in prima persona, poi i cittadini decideranno chi è meritevole di avere ancora la loro fiducia.   
Roma 27 Dicembre 2012

giovedì 27 dicembre 2012

Repubblica 527/12/2012 - Raccolte mille firme per salvare il parco di Spinaceto


Raccolte mille firme
per salvare il parco di Spinaceto

L'area abbandonata dopo lo stop della magistratura al progetto da 15 milioni di euro. Nel degrado lo spazio verde nel quale dovevano sorgere asilo e impianto sportivo

di LAURA SERLONI Mille firme per salvare il parco di Spinaceto. L'area verde di 172 mila metri quadrati, finita nel mirino della Procura nello scandalo dei Punti verde qualità, è ora abbandonata al degrado. Dietro le recinzioni che circondano la zona che fa da spartiacque tra i quartieri di Spinaceto, Villaggio Azzurro e Casal Brunori c'è un enorme cratere di terra, residuo dei lavori che dovevano iniziare un anno fa per realizzare un impianto sportivo, un asilo e un ristorante e che invece sono poi stati bloccati da un'indagine della magistratura.

Prima ancora che a Spinaceto planasse il progetto da 15 milioni di euro della Maspen Sport Center srl, i residenti potevano vivere quotidianamente il parco. Ora, invece, nonostante lo stop dei lavori e l'arresto di imprenditori e architetti, l'area è chiusa e recintata. Pali di ferro arrugginiti spuntano da terra, un'inutile chiusura in cemento armato sbarra la strada e i container abbandonati sono la testimonianza che quel parco è ormai dimenticato. "Il cantiere è diventato il simbolo dello scandalo  -  dice Federico Siracusa, vicepresidente del Municipio XII che ha avviato la raccolta firme  -  Ora il parco deve tornare ai cittadini". Qualche giorno fa c'è stato un incontro con il direttore del dipartimento del Verde, Tommaso Profeta, e con Angela Raimondo, direttore dell'ufficio temporaneo gestione e sviluppo dei Punti Verdi Qualità per chiedere la riapertura del polmone verde e scongiurare che scheletri di costruzioni deturpino i giardini. "Abbiamo
presentato le mille firme raccolte. C'è stata data disponibilità  -  continua Siracusa  -  Resta però il nodo sulla revoca della concessione".

Un'esperienza quella dei Pvq che in alcuni casi si è rivelata fallimentare. "Sarebbe stato l'inizio di una collaborazione tra il pubblico ed il privato per la gestione delle aree verdi comunali,  -  sottolinea Siracusa  -  ma il rilascio di fideiussioni da parte del Comune di Roma per ben 600 milioni di euro, a garanzia dei finanziamenti concessi per la realizzazione dei lavori, ha favorito la degenerazione di numerosi progetti". Il programma di Spinaceto sarebbe costato 15 milioni di euro, ma la preoccupazione di Municipio e residenti resta la sostenibilità. "Finisce che le aree poi restano abbandonate come al parco Feronia o alla Rustica dove il cantiere doveva finire tre anni fa ed è ancora tutto immobile  -  spiega il vicepresidente  -  Purtroppo l'interesse di alcuni operatori sembrerebbe essere stato quello di costruire e ottenere i finanziamenti garantiti dal Comune di Roma, anziché quello di gestire gli impianti realizzati. È necessario riesaminare il quadro economico degli investimenti in corso di realizzazione, ridimensionare alcuni progetti e restituire il parco di Spinaceto ai cittadini".
(27 dicembre 2012)


venerdì 21 dicembre 2012

Riflessioni N°7



 La stampa continua a  interessarsi dei Punti Verdi Qualità grazie anche alle sollecitazioni del Consigliere Municipale Massimo Inches.
Articoli molto belli, esposti,quelli di Inches, molto precisi  e circostanziati ma che poco chiariscono su ciò che stà accadendo a quei Punti verdi estranei alle vicende giudiziarie.
Il problema e' , oggi, quello dei 2 centri per i quali il Comune ha pagato una bella somma che comprende però anche il fondo di garanzia e solidarietà di alcuni concessionari della prima ora che si vedono “espropriare” somme ingenti oppure le sorti dei PVQ coinvolti nelle vicende giudiziarie oppure ancora quello di tutti gli altri che, gia' in difficolta' prima delle note vicende giudiziarie, oggi lo sono ancora di piu'?
Sembra, leggendo gli articoli di stampa, che il Comune sia il "truffato" e non l'artefice di un qualcosa che sta coinvolgendo imprenditori onesti che si trovano in una situazione grottesca....quella di essere gli unici a aver messo su questo progetto "soldi veri",professionalita',voglia di fare con nessun riconoscimento da parte di chi avrebbe dovuto,ora,finalmente cercare di fare chiarezza andando a capire se l'operato di chi rappresentava il Comune fino agli arresti del RESPONSABILE UNICO DEL PROCEDIMENTO (lo scrivo maiuscolo per far comprendere una volta per tutte che a essere accusato di reati vari e' stato il responsabile di tutti i procedimenti e non l'usciere dell'ufficio!)avesse potuto arrecare qualche "danno" ai concessionari non coinvolti nelle inchieste.
Ci si chiede cosa sta accadendo con i PVQ morosi.....forse bisognerebbe chiedersi se questi PVQ sono MOROSI per loro colpa o per altre ragioni quali quella della mancanza totale di disponibilita' da parte del Comune ad affrontare i problemi che stanno portando a queste situazioni di morosita'.Si rimanda, si scarica la responsabilità ora sulla banca, ora sulla mancanza di soldi nelle casse comunali.
L'operato di chi ha rappresentato il Comune negli ultimi anni potrebbe essere stato dettato da interessi personali e questo potrebbe aver portato a favorire qualcuno penalizzando qualcun’altro.....il potere smisurato del Rup poteva, e non e' detto che non sia accaduto, portare a mettere da parte richieste legittime.
Oggi l'operato dei nuovi Rup e' sicuramente meritorio ma ,a mio avviso, difficilmente si arrivera' a soluzioni positive poiche' non e' nelle loro competenze l'affrontare i problemi del passato. Mi spiego con un esempio:la societa' che rappresento chiede dal 2007 di poter usufruire della seconda e ben piu' conveniente convenzione e dal 2007 questo diritto gli viene negato. Il perche' ci e' sconosciuto poiche' mai,dico mai, ci e' stato detto perche' era piu' importante per il Comune favorire l'apertura di nuovi cantieri piuttosto che cercare di mettere in equilibrio economico quei pochi PVQ aperti  penalizzati dall'essere stati i pionieri sulle cui ossa stava prendendo forma il progetto PVQ.
Oggi alla luce degli ultimi fatti si comincia a capire quale era la "logica".
Servirebbe oggi un costante interessamento "politico" sull'argomento e non solo un interesse a "spot" per mettere in luce gli sfasci ora di uno ora di un'altro.
Abbiamo , in questi ultimi anni, cercato con gli altri concessionari di catturare l'attenzione della politica ma purtroppo tutto e' stato vano...qualche "spot" ma mai "politica".
L'affare Pvq va affrontato al li la dell'appartenenza politica pensando a chi vi ha investito i frutti di una vita di lavoro,a chi vi lavora,a chi fruisce di ettari di verde curato e "sicuro".
Le soluzioni possono essere diverse ma la soluzione migliore per tutti potrebbe essere quella del diritto di superficie.
Nelle riunioni con la Ragioneria ci viene sempre detto che il Comune non è in grado di garantire per l’allungamento dei piani di ammortamento dei mutui e quindi quale migliore soluzione  del diritto di superficie che permetterebbe la possibilità di accendere mutui con tempi di ammortamento piu’ lunghi,fino a 30 anni, con lo svincolo delle garanzie da parte del  Comune poiché potrà essere messo a garanzia il bene stesso oggetto del finanziamento.
Questo è stato proposto piu’ volte suscitando spesso reazioni negative dovute al fatto che il diritto di superficie viene erroneamente visto come una alienazione di un bene pubblico. Oggi con i vincoli che vengono dal patto di stabilità non vi è altra soluzione possibile. Nella Legge sugli Stadi approvata all’unanimità alla Camera e che era in via di approvazione al Senato era presente il diritto di superficie su aree sulle quali Società quotate in Borsa costruiranno i loro stadi e attività commerciali necessarie all’equilibrio economico-finanziario.
Perché quando vi sono grandi interessi commerciali si trovano le soluzioni e quando invece si parla di sport di base e di ambiente non si possono applicare gli stessi strumenti?
Discorso a parte merita poi un altro aspetto di fondamentale importanza e cioè quello della mancanza di programmazione da parte del Comune riguardo la possibilità di poter costruire nuove strutture sportive. E’di questi giorni la notizia del bando per 20 aree per la costruzione di impianti sportivi. Siamo alla follia pura! Con i problemi dei PVQ si mettono a bando aree senza aver messo mano agli strumenti che permetteranno di costruire e poi gestire rispettando i piani economico-finanziari. Negli ultimi anni a Roma si è costruito  di tutto, a livello sportivo, e la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono stati gli impianti costruiti per i mondiali di nuoto del 2009. Oggi servirebbe solo FERMARSI e rimettere in EQULIBRIO il sistema. Continuare ad assegnare aree quando ancora i progetti dei bandi precedenti non sono ultimati o addirittura iniziati è illogico. Chi governerà questa città dovrà affrontare immediatamente questi problemi per scongiurare conseguenze nefaste.

Romatoday -- Spinaceto: presto il voto sulla revoca del Punto Verde Qualità

Spinaceto: presto il voto sulla revoca del Punto Verde Qualità

Spinaceto: presto il voto sulla revoca del Punto Verde Qualità

Raccolte 700 firme di cittadini interessati alla chiusura ed al ripristino del parco, a breve sarà presentata una risoluzione da votare, in seduta pubblica, in Consiglio Municipale

Spinaceto: presto il voto sulla revoca del Punto Verde Qualità
di Fabio Grilli - 20 dicembre 2012
La buca che ha preso il posto del Punto Verde Qualità, nel Parco Campagna di Spinaceto, potrebbe restare lì per sempre. O magari essere interrata, per ripristinare le condizioni della vallata prima dello scempio.

REVOCA DELLA CONCESSIONE - Quale che sia il suo destino, e per ora è difficile prevederlo, ci sono alcune novità interessanti da segnalare. La prima è l'avvio di un procedimento di revoca della concessione, consegnato alla Maspen Sport Center s.r.l. già nei primi giorni di ottobre. All'interno del documento, firmato da una dirigente dell'ufficio tecnico U.T.S. Gestione e Sviluppo dei PVQ di Roma Capitale, si legge chiaramente che "la Banca di Credito Operativo di Roma - con cui la Maspen Sport Center s.r.l. ha contratto un mutuo agevolato - ha comunicato con nota del 17 settembre 2012 l'inadempienza nel pagamento delle rate di mutuo semestrali a partire dal 30 giugno 2012".
IL CONCESSIONARIO INADEMPIENTE - La Maspen aveva 30 giorni di tempo per dimostrare il contrario, e se i suoi referenti lo hanno fatto, non siamo in grado di stabilirlo. Ma è un fatto che, il 20 settembre 2012 e questo lo apprendiamo leggendo il documento già indicato, la "suddetta società di essere 'nella pratica impossibilità' di proseguire nella prosecuzione dell'opera" la qual cosa viene giudicata come una "grave inadempienza delle obbligazioni gravanti sul concessionario".

I RESIDENTI INCONTRANO VISCONTI - C'è un'altra novità, e questa ce la comunica il Vice Presidente del Consiglio Municipale Federico Siracusa, "Ieri pomeriggio 19 dicembre 2012, alle ore 17.30, abbiamo incontrato i vertici dell'Amministrazione comunale per discutere del destino del Punto Verde Qualità del Parco Campagna di Spinaceto. All'incontro era presente l'Assessore all'Ambiente del Comune di Roma Marco Visconti, il Direttore del Dipartimento Tutela Ambiente Tommaso Profeta, la Responsabile dell'Ufficio Punti Verde Qualità Avv. Raimondo ed i cittadini che hanno raccolto il mio invito alla partecipazione.L'Assessore all'ambiente ed i responsabili degli uffici preposti ci hanno assicurato che stanno procedendo alla revoca della Concessione - ci scrive Siracusa, che aggiunge - ma a noi non basta! Deve essere ripristinato il preesistente Parco Campagna".

IL RIPRISTINO DEL PARCO - Per riuscire ad ottenere il ripristino del verde, così com'era precedentemente l'avvio del progetto affidato alla Maspen Sport Center Srl, bisognerà attendere. E non è detto che vi si riesca.
"L'Assessore sembra intenzionato a raccogliere l'invito al ripristino del Parco Campagna - ha spiegato Siracusa - ma ha richiesto l'espressione di un parere da parte del Consiglio del Municipio XII, che a distanza di nove mesi dallo scandalo dei Punti Verde Qualità non ha ancora detto niente al riguardo.Nelle prossime settimane il Consiglio del Municipio voterà la proposta di Risoluzione che richiede la revoca del Punto Verde Qualità del Parco Campagna di Spinaceto. La votazione sarà pubblica, e sarà molto importante essere presenti. Non abbassiamo la guardia, ora o mai più!- conclude il Vice Presidente del Consiglio Municipale che poi aggiunge - Ringrazio di cuore gli oltre 700 firmatari della petizione ed in particolare Goffredo, Paola e Chiara che hanno rappresentato benissimo tutti noi davanti alle Istituzioni".
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20/12/2012 -- COMUNICATO STAMPA DEL CONSIGLIERE MASSIMO INCHES MUNICIPIO ROMA II – capo gruppo La Destra


COMUNICATO STAMPA DEL CONSIGLIERE MASSIMO INCHES
MUNICIPIO ROMA II – capo gruppo La Destra


OGGETTO:   HO PRESENTATO IN PROCURA ESPOSTO PUNTI VERDE QUALITA’ – per verificare la regolarità dei responsabili del Comune di Roma, sulle corrette attuazioni delle  revoche delle concessioni  ai gestori inadempienti dei Punti Verde Qualità, inadempienti ai pagamenti mutui bancari, garantiti con fidejussione comunale 

Rifacendo la storia di come nascono i Punti Verdi Qualità, è bene ripartire da quando l Consiglio Comunale del Comune di Roma ha approvato nella seduta del 1° Agosto 1995 la Deliberazione n. 169 per iil Bando per realizzazione e gestire delle aree verdi di proprietà comunale abbandonate, trasformandole in creazione . 75 aree  “Punti Verde di Qualità” e centri sportivi.

La Giunta comunale del Comune di Roma ha poi emesso con seduta del 17 Dicembre 1996 la Deliberazione n. 4480 relativa al bando per la realizzazione e le gestione delle aree di proprietà comunale abbandonate e delle aree verdi non attrezzate, approvando 63 progetti col migliore punteggio in graduatoria, per altrettante aree. Praticamente le originarie 75 previste divennero 63.

Il Consiglio Comunale del Comune di Roma ha approvato con seduta del 14 Settembre 2006  due Deliberazioni, la n. 148 “Autorizzazione rilascio della garanzia fideiussoria per favorire l’accesso al credito da parte dei Concessionari di Punti Verdi Qualità nell’ambito del complessivo Programma di riqualificazione ambientale, per un importo di €uro 90 milioni per ognuna delle due banche, per un impegno fidejussorio complessivo per il Comune di Roma di 180 milioni di €uro Convenzioni da sottoscrivere con l’Istituto per il Credito Sportivo” e la n. 149 con analoga proposta, per l’approvazione dello Schema di Convenzione da sottoscrivere con la Banca di Credito Cooperativo di Roma Soc. Coop. a  r.l.

Nell’art. 5 (Deliberazione n. 149, (stesse clausole riportare nella Deliberazione n. 148) la Banca si è impegnata a concedere uno o più  mutui ai soggetti riportati nell’art. 4 “Concessionari dei Punti Verdi Polifunzionali”, per un complessivo importo sino alla concorrenza del 90% del Quadro Economico approvato dal Comune.

Si evidenzia che nell’art. 14 “Procedura di revoca/proroga a lavori in corso” è riportato che in caso di inadempienza da parte del Concessionario nella gestione della concessione, è in facoltà del Comune dichiarare la risoluzione immediata della concessione stessa…..Qualora la Banca avesse già erogato parte dei finanziamenti concessi, il Comune, al verificarsi degli inadempimenti di cui sopra si obbliga: a) a revocare la concessione e a dichiarare risolta la convenzione stipulata con il Concessionario stesso entro e non oltre il termine di novanta giorni dal verificarsi della condizione risolutiva come sopra individuata.   Analogo adempimento è obbligato a seguire il Comune, come meglio specificato nell’art. 16 (sistema di garanzia) tenuto a attivare la procedura di revoca della concessione entro novanta giorni dalla formalizzazione dell’inadempienza

Nell’articolo 5 di entrambe le predette Deliberazioni – n. 148 e 149 – sono previsti finanziamenti per importo massimo per ciascun  Concessionario di €uro 15 milioni oltre Iva, circa €uro 16,5

Il Consiglio Comunale di Roma ha approvato con seduta del 17 Novembre 2009 la Deliberazione n. 101 che ha incrementato di €uro 220 milioni il valore complessivo del plafond di finanziamenti assistibili da garanzia fidejussoria comunale, portando l’esposizione del Comune di Roma, per garanzie alle due banche, a complessivi 400 milioni di €uro

Alla data odierna, come da dichiarazione rilasciatami dal Dipartimento Tutela Ambientale  Gestione e Sviluppo dei P.V.Q.  del 05/12/2012 prot. LV/2012/1249 sottoscritta dal Direttore Avv. Angela Raimondo i Punti Verde Qualità realizzati sono solamente 17, dei quali per 2 è stata revocata la Concessione, per altri 2 la Concessione è in corso di revoca.
La Giunta Capitolina con seduta del 25 Luglio 2012 ha approvato la Deliberazione n. 225, inerente “Determinazioni di Roma Capitale in merito all’approvazione dell’iter procedurale per la gestione temporanea dei Punti Verde Qualità Tiburtino Sud 5,7 Polisportiva Perconti s.r.l. e Prati Verdi della Bufalotta 4,18 Maximo Soc. Coop. Sportiva Dilettantistica, conseguente alla decadenza della concessione.   Nella pagina -2- della Deliberazione è precisato che al riguardo occorre precisare che Roma Capitale, in qualità di garante, ha versato: a) complessivi €uro 9.492.331,23 per il rimborso totale di n. 3 mutui contratti da Maximo Soc. Coop. sportiva Dilettantistica con ICS e BCCR; b) complessivi €uro 1.944.731,58 per escussione di garanzie rilasciate a fronte di n. 4 mutui contratti da Polisportiva Perconti s.r.l. con l’Istituto per il Credito Sportivo e Banco di Credito Cooperativo di Roma   Si rappresenta che il danno erariale per Roma Capitale e per la comunità è di complessivi €uro 11.437.062

Il sottoscritto consigliere ha richiesto, in forma ufficiale, in virtù della propria carica elettiva, comprendente la verifica ed il controllo degli atti della Pubblica Amministrazione comunale e municipale, in data 11/10/2012 prot. n. 60118 al Dipartimento Tutela Ambiente Verde Pubblico responsabile Dr. Fabio Tancredi ;l’elenco delle aree previste per i P.V.Q. e relativi assegnatari è l’elenco dei Punti Verde Qualità portati a compimento e l’elenco dei concessionari ai quali è stata revocata l’assegnazione/ concessione  Alla data odierna il responsabile del procedimento non ha mai fornito allo scrivente quanto richiesto, nonostante gli obblighi derivanti dalla Delibera del Consiglio Comunale n., 203/ del 2003 e la Legge 241/ del 1990.
Con analoga forma ufficiale lo scrivente ha richiesto in data 09/11/2012 prot. n. 67292 al Dipartimento Tutela Ambiente Ufficio di Scopo Gestione P.V.Q. C.ne Ostiense 191 Avv. Angela Raimondo, l’elenco dei concessionari inadempienti ai pagamenti dei mutui gravati da fidejussione del Comune di Roma e l’elenco delle concessioni revocate per morosità, ed con nota del 05/12/2012 tale ufficio ha fornito altra documentazione, negando al momento l’accesso alle informazioni più significative.

Delle 63 aree identificate per la realizzazione dei Punti Verde Qualità, solamente 17 sono state completate, ma non sappiamo se sono   in regola con i pagamenti dei mutui delle banche; visto il comportamento negativo degli uffici comunali a fornire notizie sui pagamenti in atto, considerato che attualmente sono in corso le procedure di revoche delle concessioni ai gestori inadempienti limitatamente a 4 di loro, considerato l’obbligo contrattuale del Comune di Roma di procedere alle revoche delle concessioni dei gestori dopo 90 giorni di morosità, si è  richiesto al Procuratore della Repubblica di aprire un’indagine penale per  verificare la regolarità delle procedure adottate dai responsabili comunali, circa il rispetto dei tempi previsti – 90 giorni – del decadimento dei contratti di mutui di fidejussione stipulati con le due banche, che ammontano, si ripete,  a 400 milioni di €uro, in favore dei concessionari dei Punti Verde Qualità Polifunzionali



                                                                                   Consigliere  Massimo Inches
Roma, 20/12/2012 

giovedì 20 dicembre 2012

Videoinchiesta Punti Verdi Qualità Puntata n°1


cinquegiorni - Protesta l’associazione delle imprese affidatarie dei Punti Verde Qualità. Esposto di Inches sulla revoca

Pvq, concessionari alla canna del gas.Tutta la vicenda sembra
destinata a ricadere sulla futura amministrazione comunale.
La notizia già nota da tempo è che
l'avvocato Angela Raimondo responsabile
dalla commissione di scopo
sui Punti Verdi Qualità istituita dal sindaco
nel marzo di quest'anno, è stata sostituita
dall'ing. Massaccesi che viene definito
esperto di lavori pubblici. La notizia che
invece non siamo in grado di dare è quali
siano i risultati del lavoro di questa commissione
nei quasi nove mesi che ha
avuto a disposizione. Nè sappiamo se ad
oggi il Comune abbia una idea chiara di
quante strutture sportive e ricreative
siano bloccate per la decisione della Bcc
di non erogare più crediti in ragione dello
stato avanzamento lavori, quanti siano i
concessionari che non restituiscono più
le rate del debito contratto e garantito al
95% da fideiussione del Comune e quale
sia l'ammontare complessivo di tale morosità.
A ben vedere il Campidoglio aveva
tentato di rifilare la patata bollente a Risorse
per Roma che se non altro avrebbe
dovuto avere le strutture e la competenza
tecnica per questa enquiry, ma avendo
fiutato l'annoso pasticciaccio la società
capitolina ha rispedito la palla al mittente
senza tanti complimenti. Nel frattempo
qualche autorevole quotidiano ricicciava
le cose già note sui Punti Verdi Qualità
(forse in attesa che filtri qualcosa dagli
inquirenti) che stanno impegnando da
oltre un anno la Procura della Repubblica
in una indagine che appare davvero complessa
e che potrebbe avere sbocchi a
breve. Non solo, ma il Corriere della Sera
pubblicava ieri la smentita del sindaco
sull’articolo pubblicato domenica che parlava
di una lite sui Pvq fra Alemanno e
l’assessore Visconti che avrebbe anche
coinvolto il nome del suo segretario Salsa.Smentita che, dopo quella dell’imprenditore
Dolce a questo giornale su presunti
pizzini e libri mastri con i pagamenti ai
politici, testimonia quantomeno un clima
nervoso, se non isterico, nei corridoi del
potere capitolino. Di Dolce, il primo fra
gli arrestati insieme al socio Bernardini
e al dirigente del Comune architetto Volpe,
abbiamo anche scritto riportando le sue
critiche alla Bcc per le erogazioni stato
avanzamento lavori addirittura successive
all'arresto dell'imprenditore nonostante
i vertici dell'istituto fossero stati preavvertiti
di quanto bolliva nella pentola
della Procura. Oggi invece segnaliamo
l’angoscia della associazione dei concessionari
Pvq, i quali non vedono più soldi
e che andando avanti così rischiano di
non vedere nemmeno più futuro. Tanto
che recentemente sono riusciti a far convocare
la commissione Trasparenza del
Consiglio per illustrare le loro doglianze.
Come se questa commissione avesse chissà
quali competenze o poteri pur essendo
stat convocata sui Pvq altre volte. Chi
non pare dolersi gran che è invece il Comune
di Roma che evidentemente non
teme il danno erariale per l’erogazione di
almeno 330 milioni (ma è una cifra non
confermata) da esso garantita a condizioni
da suicidio e dei quali parecchie decine
potrebbero ricadere sotto la fidejussione
prestata. Tanto per cominciare il Comune
ha già sborsato oltre 11 milioni e 4centomila
euro per l'insolvenza della Perconti
e della coop Maximo, bevendosi probabilmente
qualche milione del fondo di garanzia
istituito dai concessionari stessi
che di questo si lamentano. Poi sempre
il Comune, preso da un raptus di decisionismo
ha revocato la concessione ai due
concessionari morosi. Succede allora che
il solito consigliere del municipio II Massimo
Inches, che sulla vicenda dei Pvq si
intigna da tempo, stia formalizzando un
ennesimo esposto alla Procura questa
volta proprio sulla revoca delle concessioni.
Dove in sostanza richiama le successive
delibere in materia le quali prevedono
espressamente che dopo 90 giorni
dalla morosità accertata del concessionario,
si provvede alla revoca della concessione
stessa. Clausola che se venisse
applicata alla lettera farebbe chiudere un
bel po’ di strutture operanti e molte altre
in costruzione. Un disastro insomma anche
se qualche bello spirito va dicendo in
giro che tanto quelle strutture ricadrebberoin proprietà del Comune non si capisce
con quale vantaggio, visto che il Campidoglio
dovrebbe sborsare un bel po’ di
milioni alle banche creditrici, Bcc e Credito
Sportivo. Un po’ come la Polverini che ha
deciso di comprarsi il Dermatologico con
800 milioni di debito. Ma barzellette a
parte il consigliere Inches denuncia ancora
nel suo esposto che da mesi l'assessorato
gli nega l'elenco dettagliato delle aree
dei Pvq. Non solo, ma l’elenco degli assegnatari,
quello dei Pvq completati che da
quanto ci risulta dovrebbero essere 13 dicui 4 con concessione revocata. Che poi
l'eventualità del danno erariale non turbi
proprio nessuno lo dimostra il silenzio
con il quale è stata accolta la notizia pubblicata
quest'estate dall'Espresso secondo
la quale il procuratore capo Pignatone
avrebbe segnalato l'eventualità del danno
erariale proprio alla Corte dei Conti. Mentre
nei mesi scorsi le Fiamme Gialle hanno
continuato a far visita a qualche costruttore
di Pvq. Singolare è poi il fatto che
mentre Dolce andava in galera per una
sovrafatturazione di 700mila euro, nessuna
misura sia stata presa per il Pvq di
Feronia che presenterebbe un buco di almeno
7 milioni. Se questa è la situazione
si spiega perché le richieste dell'Inches
non possano essere esaudite. Sia per una
oggettiva difficoltà a ricostruire il perimetro
nel quale la bomba sta per scoppiare,
sia, ma questa è una nostra opinione,
per fare melina in attesa che tutta
la vicenda ricada sul groppone della futura
amministrazione. A ben vedere un intreccio
fra indagini penali ed un incombente
danno erariale che metterebbe in ginocchio
qualsiasi amministrazione e non solo in
questi tempi di penuria.
Giuliano Longo

Corriere della Sera 20/12/2012 - Impianti e «stato di salute»: la mappa dello sport romano Realizzato dal Coni provinciale nell'arco di 6 anni


ROMA - Il Comitato provinciale di Roma del Coni, prima di scomparire inghiottito dalla riforma delle strutture periferiche dello sport italiano, lascia in eredità un tesoro di informazioni, numeri, valutazioni sullo «Stato di salute dello sport romano». È stato presentato mercoledì, infatti, da Nicola Zingaretti e Riccardo Viola un lavoro fatto in collaborazione con la Provincia di Roma che fotografa la consistenza numerica dell'impiantistica sportiva provinciale.
Il censimento è il completamento di un lavoro iniziato dal Coni provinciale nel 2006 in cui furono «schedati» 800 impianti della Capitale e che, attraverso un interscambio con i dati rilevati dal Comune, ha portato all'individuazione di 3260 impianti sul territorio provinciale (1920 nei 19 Municipi romani), in cui si racconta lo stato di manutenzione, l'utilizzo, la proprietà e le possibilità di intervento per uno sviluppo futuro. I dati sono pubblicati in un'opera ciclopica curata dall'amministrazione provinciale e raccolti in un database disponibile in rete (rmsport.dastom.com). «È la fine di un percorso avviato 6 anni fa e l'inizio di una nuova era - ha commentato Riccardo Viola - perché con questo lavoro mettiamo a disposizione delle future amministrazioni uno strumento indispensabile. Con l'integrazione delle informazioni relative alle strutture religiose, militari, private e scolastiche, in cui preziosissimo è stato il contributo della Provincia, abbiamo una panoramica sullo stato dell'arte dello sport cittadino».
Dal censimento risalta il fatto che oltre il 70% degli impianti del Lazio si trova in provincia di Roma: «È una vera e propria rivoluzione - ha sottolineato Nicola Zingaretti - perché per la prima volta nella storia si fa un censimento dell'impiantistica sportiva dell'area metropolitana. Così diamo un buon esempio di come si può amministrare pianificando. Il nostro sogno è che un cittadino dal suo cellulare possa conoscere l'offerta sportiva del proprio quartiere».

martedì 18 dicembre 2012

ASSOCIAZIONE ASSEGNATARI PVQ RICHIESTA ASSOCIAZIONE COMMISSIONE CONGIUNTA AMBIENTE/TRASPARENZA 18/12/2012



ASSOCIAZIONE ASSEGNATARI PVQ
RICHIESTA ASSOCIAZIONE COMMISSIONE CONGIUNTA AMBIENTE/TRASPARENZA 18/12/2012
PREMESSO CHE
i. a seguito dell’intervento della Magistratura e di una campagna di stampa che
hanno direttamente coinvolto alcuni Punti Verdi Qualità, con Ordinanza del
Sindaco di Roma Capitale n.91 del 30/03/2012 è stato istituito l'Ufficio
Temporaneo di Scopo Gestione e Sviluppo Punti Verdi Qualità;
ii. tale scelta è stata determinata anche, come specificato nella stessa Ordinanza,
dall’ “importanza strategica (del) programma nonché l’estensione delle
problematiche riscontrate, non riconducibili ad un’unica fattispecie e con profili
di verifica articolati”;
iii. per tali motivi, sempre citando l’Ordinanza Sindacale, si è reso “necessario
dotare l’amministrazione di una struttura dedicata, in grado di valutare e
sintetizzare, in un unico contesto, il quadro operativo … nonché le prospettive
di sviluppo possibili e che svolga in maniera esclusiva i conseguenti
adempimenti amministrativi”;
iv. conseguentemente, a tale Ufficio il provvedimento del Sindaco ha attribuito
funzioni, obbiettivi e aree di risultato come di seguito descritti:
1)attività ricognitiva dello stato di avanzamento e di gestione dei “Punti Verdi Qualità”, acquisendo la
documentazione necessaria;
2)funzioni e compiti relativi alla gestione dei Punti Verdi Qualità attualmente incardinati nella U.O.
Verde Pubblico e Decoro Urbano;
3)adozione di ogni provvedimento amministrativo per la risoluzione di ogni ordine di criticità,
eventualmente riscontrata;
4)predisposizione degli atti propedeutici all’espletamento delle gare ad evidenza pubblica per
l’individuazione di nuovi concessionari, nelle ipotesi di revoca o annullamento per autotutela,
ovvero per altre cause di interruzione del rapporto concessorio, garantendo medio tempore la
continuità del servizio;
5)definizione delle linee guida utili alla migliore organizzazione strategica del progetto, in funzione
dei risultati attesi;
v. con la successiva Ordinanza n. 92 ugualmente del 30 marzo è stato conferito
all' avvocato Angela Raimondo l’incarico di Direttore del predetto Ufficio;
vi. la Commissione Trasparenza ha potuto verificare nel corso delle audizioni con
l’associazione degli Assegnatari dei PVQ, che ha rappresentato e documentato
le problematiche dei Punti Verdi Qualità , le gravi difficoltà dello stato di
attuazione del programma Punti Verdi Qualità;
vii. nel corso della riunione del luglio scorso alla presenza del Dr Iudicello, dell’Avv
Raimondo e dell’ On.le Visconti, degli on.li Valeriani e De priamo, nonché
dell’Associazione dei PVQ si era concordato di verificare con la Ragioneria
Generale gli impegni di Bilancio che avrebbero potuto mitigare il rischio di
insolvenza dei Concessionari in difficoltà finanziarie derivanti dalla
congiuntura economica, con il rischio incombente che le fidejussioni garantite
dal Comune per un totale di 300 milioni di Euro vengano escusse dagli istituti
di Credito, come peraltro già accaduto per un esborso totale ad oggi di oltre 9
milioni di Euro;
CONSIDERATO CHE
1) I Concessionari attendono risposte e soluzioni alle questioni urgenti sul
versante dell’erogazione dei finanziamenti, delle attività previste nei Punti
verde Qualità, dell’approvazione dei progetti in itinere e delle aree così dette
Delocalizzate;
2) la persistenza dell’inerzia avrà un grave impatto sulla solvibilità dei
Concessionari con la conseguenti ricadute:
i. in termini di occupazione per le imprese che stanno eseguendo i
lavori, imprese che si vedranno costrette a ricorrere alla cassa
integrazione o, addirittura, a ridurre il personale;
ii. in termini di occupazione per le società che stanno gestendo i servizi
aperti ai cittadini, società per le quali non è possibile il ricorso alla
cassa integrazione;
iii. in termini di servizi ai cittadini che già frequentano i Punti Verdi
Qualità, cittadini che si vedranno privati, senza alcun motivo, di una
serie di servizi con un conseguente peggioramento della qualità della
vita;
3) l’insolvenza dei Concessionari alla quale sta portando l’oggettiva inerzia
dell’Ufficio Temporaneo di Scopo Gestione e Sviluppo Punti Verdi Qualità, che
nonostante la buona volontà ha un chiaro mandato di non investire un euro
ne di prendere decisioni strutturali ma di gestire l’ordinaria amministrazione,
si ripercuoterà direttamente sul bilancio di Roma Capitale, come rilevato nell’
Ordinanza Sindacale n. 91/2012 di istituzione dell’ufficio di scopo che ha
evidenziato i “rischi di incidenza sul bilancio Capitolino”, essendosi
quest’ultima, a norma dei provvedimenti autorizzativi del Consiglio
Comunale, resa garante per una quota del 90%-95% dell’importo dei mutui
concessi e, almeno in parte, erogati;
RITENUTO
che appare necessario fare ogni sforzo e con somma urgenza per far cessare questo stato di cose, le
conseguenze del quale ricadono sui concessionari e su Roma Capitale mentre a loro non può e non potrà
essere attribuita alcuna responsabilità
CHIEDE
al Sindaco e alla Giunta di Roma Capitale, con la massima urgenza
1. a provvedere a tutti gli atti amministrativi necessari ed opportuni per la
piena operatività dell’Ufficio di Scopo Gestione e Sviluppo Punti Verdi
Qualità di ROMA CAPITALE in modo che TUTTI i Concessionari abbiano
un riferimento di RUP;
2. a non consentire, stante la situazione, alcuna escussione da parte degli
istituti di credito finanziatori dei fondi di garanzia istituiti collettivamente
e/o singolarmente e delle garanzie in qualunque modo costituite dai
singoli Concessionari a favore degli stessi istituti di credito
3. a verificare gli impatti sul Bilancio di un’auspicabile estensione a 25 anni
dei mutui attualmente stipulati a tasso fisso per 15 anni, che
comporterebbe una diminuzione del flusso di cassa necessario per far
fronte al pagamento delle rate di mutuo, diminuendo di fatto i rischi i
escussione che, ricordiamo, avrebbero conseguenze dirette sul Bilancio di
Roma Capitale per circa il 90% o 95% delle somme dovute agli Istituti di
Credito (Roma Capitale deve pertanto considerarsi come una sorta di
“socio di maggioranza” di ciascun Concessionario, e pertanto dovrebbe
adoperarsi con tutti i mezzi per agevolare in modo lecito e trasparante i
Concessionari medesimi
4. a ricostituire il fondo di solidarietà che è stato parzialmente escusso per
far fronte a situazione di insolvenza, avviando altresì le procedure per una
totale o parziale restituzione per i Concessionari in che abbiano pagato le
prime 4 rate di ammortamento.
5. nelle more delle decisioni in merito all’allungamento dei periodi di
ammortamento, a dare il consenso alla rimodulazioni delle rate di mutuo
all’interno del periodo di ammortamento previsto dalla Convenzione (15
anni per i mutui a tasso fisso, 20 anni per quelli a tasso variabile) nei casi
in cui vengano pattuite tali condizioni tra gli Istituti di Credito e i
Concessionari
Romal lì 18 Dicembre 2012
Associazione Assegnatari PVQ
Il Presidente
(Orlando GALIMBERTI)

SportIndustry - Legge sugli stadi: il punto della situazione


Legge sugli stadi: il punto della situazione

Di Alice Spiga

Della futura “Legge sugli stadi”, al momento ancora un Decreto, si sono occupati praticamente tutti. Giornalisti, blogger appassionati di calcio, opinionisti, politici, architetti, progettisti, docenti, associazioni ambientaliste; nei mesi trascorsi dall’approvazione del decreto alla Camera fino ad oggi, la Legge, che legge ancora non è, ha letteralmente infestato il web e le pagine di quotidiani e riviste.
Ed è stato estremamente interessante ripercorrere la molteplicità dei pareri espressi sul DDL Stadi e rendersi conto di come ogni singolo concetto del decreto sia stato interpretato in maniera talvolta anche diametralmente opposta, a seconda degli occhi che lo stavano osservando.
Hanno tutti ragione
Il problema di fondo è che sembrano avere tutti ragione. Hanno ragione coloro che lo sostengono, perché in Italia gli stadi devono uniformarsi agli standard europei, diventando quei luoghi di aggregazione aperti a tutti che il calcio merita.
Come aveva espresso molto giustamente il consulente Ian Nuttall, co-fondatore della società inglese Xperiology, in un’intervista concessa alla nostra redazione: “Una cosa è certa: se si abbandonano le strutture esistenti al loro destino, il livello qualitativo continuerà a scendere, e con esso il valore dell’esperienza sportiva. Sono quindi assolutamente convinto che nel medio-lungo termine sia necessario investire di più nella progettazione di nuovi stadi.
Da straniero, trovo singolare che un grande calcio come il vostro debba essere giocato in impianti così fatiscenti. I fan, gli sponsor, i giocatori e le comunità locali meritano, e sempre più domanderanno, qualcosa di meglio”.
Questo accade perché in Italia, purtroppo, gli stadi sono ancora visti come luoghi di violenza e di pericolo, luoghi dove è meglio non aggirarsi da soli la notte, luoghi dove è meglio non portare i propri bambini. Eppure all’estero non è così.
Come afferma nel suo appassionato editoriale l’architetto Pino Zoppini (rivista Impianti 2/12): “La sicurezza non è certo una caratteristica che contraddistingue i nostri stadi. In televisione vediamo partite in Inghilterra, Germania e Spagna con un pubblico ordinato, seduto a livello del campo senza recinzioni e controllato solo da steward, in Italia barriere fisse per separare le tifoserie sotto l’occhio della polizia troppe volte incapace di sedare gli ultrà delle due parti. Di certo mancano politiche coraggiose di prevenzione ed educazione, e non è certo una legge sugli stadi che possa risolvere questa realtà”.
E ancora: “I nostri vecchi stadi sono poco ospitali e poco sicuri, per questo troppo spesso sono vuoti. Essi invece devono essere pensati come poli della città utilizzati non solo per qualche ora la domenica, ma anche per incontrarsi durante tutta la settimana sempre che esistano quelle caratteristiche e attrattive polifunzionali che ormai sono normalità ovunque tranne che in Italia”.
Gli fa eco Pierluigi Paolillo, professore ordinario di Architettura ed Urbanistica presso il Politecnico di Milanointervistato su Il Fatto Quotidiano: “La commistione funzionale rende viva la città e questo vale anche per gli stadi: il passato ci insegna che non ha senso continuare a costruire cattedrali nel deserto. Certo, ci vorranno delle amministrazioni non supine per avere risultati positivi ed evitare storture”.
In nome della multifunzionalità
La volontà espressa dal DDL Stadi è infatti quella di realizzare “complessi multifunzionali”, ovvero stadi che non siano semplicemente luoghi dove ci si reca la domenica a vedere la partita, ma spazi di aggregazione aperti a tutti, dove trovare, oltre all’impianto sportivo, attività residenziali, direzionali, turistico-ricettive e commerciali. Sulla carta è un’ottima idea, un modo per portare (finalmente) i nostri stadi fuori dall’ingessatura che si portano dietro da troppi anni. Il problema sorge proprio in quelle “storture” che il professor Paolillo afferma sarebbe meglio evitare.
Per alcuni, infatti, il decreto incentiva troppo la costruzione ex-novo a discapito della riqualificazione degli impianti esistenti, semplificando le procedure e gli iter burocratici e “velocizzando al massimo le necessarie varianti urbanistiche e commerciali” (cit. INU, Istituto Nazionale Urbanistica). Il Decreto dichiara inoltre che, “al fine di garantire l’equilibrio economico-finanziario della gestione dell’impianto sportivo o del complesso multifunzionale e la loro redditività, il Comune può prevedere la possibilità di unampliamento edificatorio delle cubature che già insistono sull’area interessata”, stabilendo un vincolo sull’area, affinché rimanga ad uso sportivo, della durata di 10 anni (non sarà poco?).
Senza contare che: “Nella prima versione della Legge si prevedeva che a usufruire di queste procedure potessero essere gli impianti di almeno 10.000 posti a sedere allo scoperto e 7.500 posti a sedere al coperto. Nel testo approvato a luglio alla Camera si è abbassato ancora l’obiettivo: 7.500 allo scoperto e 4.000 coperti. Il che vuol dire rendere possibile in almeno 500 Comuni italiani operazioni immobiliari pienamente giustificate dal provvedimento. E non vi sarebbero neanche più limiti di tempo per presentare i progetti, perché la Legge non è più legata a una manifestazione sportiva”.
Queste poche righe, tratte dal dossier diramato da Legambiente sintetizzano molto bene la perplessità, quando non l’indignazione, delle associazioni ambientaliste (Legambiente, WWF, FAI) che vedono in questa legge un invito alla speculazione edilizia. E come dare loro torto? Dopo i disastri finanziari e le polemiche sorte, tanto per fare un esempio, per i mondiali di nuoto a Roma (con lo stadio progettato da Calatrava che è tutt’ora un cantiere a cielo aperto), come non porsi il problema delle conseguenze che questi assunti potrebbero generare?
Il pericolo maggiormente temuto dagli ambientalisti, come da alcuni politici (in prima fila il senatore Roberto Della Seta, capogruppo Pd) e dagli istituti di urbanistica, è l’incentivazione al consumo di suolo. “Tali interventi – si legge in uno dei comunicati diramati dall'INU - così come ipotizzati nel provvedimento, possono incrementare il dannoso consumo di suolo, producendo un sicuro danno all’ambiente e all’ecosistema”.
In contraddizione?
A questo proposito, è interessante mettere in evidenza come, parallelamente al DDL Stadi sia stato approvato dal Consiglio dei Ministri, in data 14 settembre 2012, un decreto legge contro il consumo di suolo. “Grazie alle misure contenute nel disegno di legge contro il consumo del suolo – afferma Mario CataniaMinistro delle politiche agricole alimentari e forestali, nel corso della conferenza stampa tenutasi a Palazzo Chigi - facciamo un decisivo passo in avanti per raggiungere l’obiettivo di limitare la cementificazione sui terreni agricoli, in modo da porre fine a un trend pericoloso per il Paese”.
Un dubbio sorge spontaneo: come si inserisce questo decreto con quello dedicato agli Stadi che annuncia la possibilità di ampliare la cubatura degli interventi, qualora fosse necessario per garantire l’equilibrio finanziario dell’intervento? E come si inserisce il beneplacito annunciato dalla Giunta Alemanno di realizzare un complesso sportivo polifunzionale a Roma in aree agricole non edificabili (come si legge nel già citato dossier di Legambiente)?
(Ri)partire dalla cultura
Il problema fondamentale sembra essere: abbiamo in Italia la consapevolezza e la cultura per ristrutturare o creare “complessi polifunzionali” senza lasciarci prendere la mano dall’abusivismo, dalla speculazione e dalla cementificazione?
Come si chiede nel citato editoriale l’architetto Zoppini: “Questa legge sarà capace di cambiare effettivamente uno scenario che in Italia per gli stadi e gli altri impianti sportivi è così in profonda crisi?”. Forse no, forse non basterà. E allo stesso tempo, come si legge nell’articolo dedicato alla situazione impiantistica degli stadi in Italia a cura di Xperiology, “Questa legge può rivelarsi un’occasione per il settore privato di riprendere in mano alcuni dei progetti abbandonati, sviluppando nuovi stadi con la collaborazione delle autorità locali e regionali. Descritta come un modello finanziario in public private partnership, la nuova legge potrebbe essere il pulsante start di una ripresa concreta nella costruzione di stadi italiani”.
Una nota di positività che si sposa con la risposta che si dà l’architetto stesso: “La risposta è positiva solo se verrà colmato il ritardo culturale dei nostri politici, ma anche dei presidenti dei club che non hanno ancora capito come da un punto di vista imprenditoriale uno stadio di proprietà è alla fine un affare. Ricordiamo che dopo gli interventi molto discussi per gli stadi di Italia 90 poco o nulla è stato fatto ad eccezione dell’importante realizzazione dello stadio della Juventus”.
Se ce l’ha fatta la Juve!
Già, lo stadio della Juventus. Sono in tanti a pensare che, se ce l’ha fatta la Juve, a costruirsi il nuovo stadio senza la legge, allora forse serve solo la “buona volontà”. Come scrive in un comunicato il relatore del provvedimento, Claudio Barbaro (FLI, Futuro e Libertà): “La legge è stata spesso presentata come una panacea, ma così non è, perché dove c’è la volontà e la disponibilità finanziaria le cose si riescono a fare lo stesso, come dimostra il caso Juventus. È vero, però, che la Juve a costruire lo stadio ci ha messo 10 anni. Con la nuova legge si può snellire tutto. Anche perché, considerato che la legge fa leva sullo strumento urbanistico, il provvedimento provocherebbe un movimento economico potenziale calcolato sul miliardo di euro, e oggi non vedo come il mondo dello sport possa produrre risultati di questo tipo in altro modo”.
A sostegno dei dati riportati da Barbaro, la ricerca recentemente svolta da StageUp, Sport & Leisure Business, sugli stadi del futuro: “La costruzione o ristrutturazione degli stadi italiani potrebbe rappresentare un volano per lo sviluppo economico del Paese, con investimenti stimati in 4 miliardi di euro e la generazione di 85.000 posti di lavoro nei prossimi 10 anni. Tutto questo, però, a una condizione: che la Legge sugli Stadi sia raccordata con la nuova normativa sul project financing, che ha preso forma con gli ultimi Decreti Legge realizzati dal Governo a partire dal dicembre scorso”.
Una questione per privati
Investimenti privati, dunque. Ma da parte di chi? “Presto detto - commenta l’avvocato Guido Martinelli intervistato dalla nostra redazione in materia – si tratta di un do ut des. Gli enti pubblici non sono in grado di finanziare il rifacimento e l’ammodernamento degli stadi e si trovano privati disponibili, dando loro in cambio cubature di residenziale o di commerciale da edificare e mettere sul libero mercato. Ma vede, su questo tema la mia riflessione è altra. Cosa facciamo degli attuali stadi? Chi li gestirà e li manutenzionerà? L’opinione pubblica dovrebbe essere informata di questi aspetti, perché anche distruggerli ha un costo”.
 

Andrea Ciabocco "Vi racconto come è stato ucciso un bel sogno" - Il Quotidiano del Litorale

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